Kerry, figlia dello statista Robert Kennedy assassinato il 5 giugno 1968 a Los Angeles, è a Denver per la convention Democratica. Al telefono Kerry confida i suoi timori per l´esito delle presidenziali. «Ma alla fine ce la faremo, perché gli elettori rifletteranno sul disastro Repubblicano di questi ultimi otto anni».
Che clima si respira alla Convention in vista del voto di novembre, signora Kennedy? Entusiasmo, speranza, preoccupazione?
«Si ha l´impressione che sarà una gara molto difficile. I sondaggi danno i due candidati alla pari. Dovremo tutti lavorare assai duramente per vincere. È diffuso il senso della serietà dello scopo per cui ci si batte. Il nostro partito è diviso. Sostanzialmente la realtà è che Obama ha ottenuto appena più della metà delle preferenze e Hillary Clinton appena meno. Il risultato è una forte contrapposizione di appartenenza politica. La nostra sfida più grande è ora quella di unirci. Storicamente noi Democratici quando abbiamo dovuto rimettersi insieme dopo esserci spaccati, abbiamo perso. Ricordo benissimo cosa accadde nel 1980 con la frattura fra Ted Kennedy e Jimmy Carter. Vedo segnali allarmanti ma anche segnali positivi. Proprio Ted Kennedy nel suo intervento davanti ai delegati ha dato una spinta verso l´unità, mettendo l´accento sulla storia e sugli ideali comuni a tutto il partito. Anche Michelle, la moglie di Barack, ha fatto esattamente ciò che era necessario, presentandosi non solo ai Democratici ma alla nazione come una donna concreta, che ha a cura i valori americani, ama il suo Paese e sa parlare con partecipazione emotiva e forza».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78392

