Archivio per Agosto 2008
Agosto 31, 2008
Kerry, figlia dello statista Robert Kennedy assassinato il 5 giugno 1968 a Los Angeles, è a Denver per la convention Democratica. Al telefono Kerry confida i suoi timori per l´esito delle presidenziali. «Ma alla fine ce la faremo, perché gli elettori rifletteranno sul disastro Repubblicano di questi ultimi otto anni».
Che clima si respira alla Convention in vista del voto di novembre, signora Kennedy? Entusiasmo, speranza, preoccupazione?
«Si ha l´impressione che sarà una gara molto difficile. I sondaggi danno i due candidati alla pari. Dovremo tutti lavorare assai duramente per vincere. È diffuso il senso della serietà dello scopo per cui ci si batte. Il nostro partito è diviso. Sostanzialmente la realtà è che Obama ha ottenuto appena più della metà delle preferenze e Hillary Clinton appena meno. Il risultato è una forte contrapposizione di appartenenza politica. La nostra sfida più grande è ora quella di unirci. Storicamente noi Democratici quando abbiamo dovuto rimettersi insieme dopo esserci spaccati, abbiamo perso. Ricordo benissimo cosa accadde nel 1980 con la frattura fra Ted Kennedy e Jimmy Carter. Vedo segnali allarmanti ma anche segnali positivi. Proprio Ted Kennedy nel suo intervento davanti ai delegati ha dato una spinta verso l´unità, mettendo l´accento sulla storia e sugli ideali comuni a tutto il partito. Anche Michelle, la moglie di Barack, ha fatto esattamente ciò che era necessario, presentandosi non solo ai Democratici ma alla nazione come una donna concreta, che ha a cura i valori americani, ama il suo Paese e sa parlare con partecipazione emotiva e forza».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78392
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Agosto 31, 2008
«È inaccettabile trasformare delle vittime in concorrenti nella responsabilità di un delitto gravissimo. È una forma di cinismo che non mi sarei aspettato dal sindaco della Capitale». Marco Minniti, ministro dell´Interno nel governo ombra del Pd, è esterrefatto per le parole del sindaco Alemanno. «È come se avesse detto a quei due poveracci – attacca – che è anche colpa loro».Onorevole Minniti. Quasi non sembra di sentir parlare lo stesso Gianni Alemanno che dopo l´omicidio Reggiani e la violenza sessuale ai danni della studentessa africana incentrò una furiosa campagna elettorale sul tema della sicurezza. «Per questo il ragionamento del sindaco mi ha lasciato senza parole. Ma questo dimostra un certo approccio della destra ai temi della sicurezza: quando si è all´opposizione si cavalcano gli eventi creando un clima terribile nel paese attraverso una strumentalizzazione politica al limite dello sciacallaggio, quando si governa si continua con la politica degli annunci senza avere un piano strategico per combattere il problema. Ma la sicurezza è una partita molto complessa che non può essere affrontata continuando a fare propaganda elettorale con la continuazione della ricetta degli annunci e con la minimizzazione dei problemi. Non si può dire ’se siamo all´opposizione il fine giustifica i mezzi, mentre se siamo noi a governare tutto è giustificato’.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78336
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Agosto 31, 2008
La Lettera
Leggo la risposta di Romano Prodi a Berlusconi riguardo alle intercettazioni sul caso Italtel: «Non vorrei che si creasse un caso per cambiare la legge. Le norme attuali servono ai giudici. Si pubblichino pure tutte le mie telefonate». In un´Italia sull´orlo del baratro dove imperversano tentativi di delegittimare la magistratura, di imbavagliare i giornali, di far sparire ogni opinione contraria, di uscire indenni da processi legittimi leggere queste parole mi ha davvero colpito. Ripenso ai viaggi fatti senza autista guidando la propria auto, alle leggi per le quali un capo di governo non può tenere per sé i regali ricevuti in occasione di visite ufficiali all’estero. Di quel modo di andare dritto ai problemi, senza cercare facili consensi e senza illudere nessuno. Grazie Prodi per questo ulteriore e necessario insegnamento. Personalmente ne farò tesoro. Sarebbe bello che accadesse anche a chi ci governa, che ci riflettesse chi dovrebbe fare opposizione.
Mauro Del Nero
* * * «Si pubblichino pure tutte le mie telefonate» è una frase che qualunque uomo pubblico dovrebbe poter dire. Sappiamo fin troppo bene che non è così ed è d´altra parte anche vero che c´è una differenza fra quel che si dice (al telefono, in privato) e quel che accade poi davvero: c´è una distanza fra l´esibizione di sé e la propria reale consistenza, tra le parole e i fatti.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78524
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Agosto 31, 2008
Gustav, l´uragano che si sta abbattendo sulle isole dei Carabi, ha già fatto 85 morti ad Haiti, nella Repubblica Dominicana e in Giamaica. Mercoledì Gustav era stato poi declassato a tempesta tropicale, ma il giorno dopo ha ripreso vigore. L´uragano si sposta a una velocità 18 chilometri all’ora e soffia verso nord-ovest. A doverlo fronteggiare ora saranno Cuba, il golfo del Messico e la Louisiana, dove è già stato dichiarato lo stato d’emergenza.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78503
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Agosto 31, 2008
Nathan JohnsonLe misure di sicurezza a Denver, dove lunedì si è aperta la convention democratica, erano ingenti. E purtroppo sono servite. Nel giorno in cui ha inizio la kermesse che giovedì incoronerà Barack Obama come candidato ufficiale alla Casa Bianca, quattro giovani di estrema destra minacciavano di ucciderlo. Sono stati arrestati lunedì sera per detenzione d’armi: uno dei fermati, interrogato dagli agenti di polizia, avrebbe detto che l’intenzione era quella di «sparare a Obama da un punto di osservazione rialzato, da una distanza di circa 750 iarde (686 metri) usando un fucile» durante il discorso di accettazione della nomination all’Invesco Field, lo stadio di football di Denver dove è in corso la convention. La loro appartenenza politica sarebbe evidente dai «tatuaggi e gioielli che potrebbero farli ricondurre ai movimenti suprematisti bianchi». Tharin Gartrell
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78372
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Agosto 27, 2008
Josefa festeggiata dai figliSe si tratta di Olimpiadi, lei è una certezza. Josefa Idem ha scelto Unita.it per descrivere ogni giorno le sensazioni e le emozioni dei suoi settimi Giochi. Iniziò a Los Angeles nell’ormai lontano 1984 quando gareggiava per la Germania Ovest. Poi sono venute Seul (ancora con la maglia tedesca) e le quattro olimpiadi dopo il passaggio ai colori azzurri: Barcellona, Atlanta, Sydney e Atene. L’Italia come scelta di vita, come paese dove sposarsi (nel 1990) con il suo attuale tecnico Guglielmo Guerrini e far crescere due figli (Janek 13 anni e Jonas, 5 anni), oltre all’impegno sociale e politico nella sua Ravenna. Il suo palmares è impressionante con decine di ori fra Mondiali ed Europei, mentre alle Olimpiadi è salita su tutti e tre i gradini del podio: prima a Sydney nel 2000, seconda ad Atene nel 2004, terza ad Atlante 1996. Ventitre agosto «Mi avete portato fortuna, L’Unità mi ha portato fortuna». Assediata da giornalisti e fotografi, Josefa trova comunque il tempo per il nostro appuntamento telefonico quotidiano. Gentilissima come sempre, si scusa subito del fatto di non poter stare molto perché ci sono due televisioni pronte ad intervistarla. D’altra parte con l’argento di oggi è entrata nella storia (perché no? nella leggenda) dello sport italiano e olimpico. «Sono stata molto brava, per l’oro non è bastato perché in 20 anni ho sempre dato il colpo di reni sul traguardo e questa volta non l’ho fatto».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78304
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Agosto 4, 2008
Il principio dei musei che si spostano per andare a trovare i visitatori a casa è un tale paradosso che fra qualche decennio ne rideremo. Il visitatore – in particolare quello italiano – è stanco dei suoi musei anche se non li ha mai visti, e preferisce le mostre, meglio se con le code fuori… La trasformazione del museo in mostra diventa il giochetto per invogliare l’annoiato amateur in gita. Alcuni anni fa al Prado fecero un esperimento organizzando una mostra su Velázquez con i dipinti dello stesso museo e qualche aggiunta. Si ebbero visitatori e code. Dunque il museo deve travestirsi, camuffarsi e viaggiare? È il contrario di tutto ciò che, tra Sette e Ottocento, favorì la fondazione dei musei italiani ed europei: la conservazione, la pubblica fruizione, il rapporto con la storia delle città e del territorio, la stabilità. Invece di insegnare a spostarsi con criterio, senza far spendere agli enti, pubblici o privati, milioni di euro in trasporti e assicurazioni, si impacchetta l’arte e la si fa viaggiare nei bagagliai degli aerei. Tutti i curatori di musei sanno che anche a spostare un’opera da un piano all’altro si corre un rischio. Lo spiega bene Jean Clair in un libro coraggioso e addolorato in uscita da Skira in autunno, La crisi dei musei: «La deriva mercantile trasforma l’arte in spettacolo e i musei in luna-park… I musei diventano cenotafi, simulacri vuoti, per ora in affitto ma presto forse anche in vendita.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280845
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Agosto 4, 2008
Oltre 134mila abitanti, il 16,1 per cento dei quali di origine straniera. Benvenuti nella casbah di Milano, una strada – via Padova – e una piazza – Loreto – nella quale la concentrazione di extracomunitari (la maggior parte di religione musulmana) è la più alta della città. Basta un’occhiata fugace alle vetrine dei negozi per accorgersi che qui gli italiani non possono che sentirsi in minoranza, quasi fossero ormai semplici ospiti. La maggior parte delle macellerie tratta la carne secondo il rituale islamico, le piadine sono da tempo state sostituite dai kebab mentre, ogni dieci metri, un «Phone center» promette collegamenti telefonici con l’estero al ribasso.La zona 2, che si estende dalla stazione Centrale a Gorla passando per viale Monza, via Padova, Crescenzago, Porta Nuova e piazzale Loreto, vive da sempre un difficile equilibrio fra voglia di integrazione e necessità di salvaguardare cultura e tradizioni meneghine. Fra nuovi residenti – i cittadini extracomunitari che nell’area hanno concentrato i propri affari – e vecchi cittadini, che all’ennesimo ristorante cino-arabo-sudamericano tornano a lamentarsi dell’invasione. «Non è possibile che a pochi passi dal centro di Milano non sia possibile trovare un solo negozio italiano – protesta un anziano signore -, negli ultimi anni i locali che vendono prodotti arabi si sono moltiplicati». Problema marginale, se paragonato con il senso di insicurezza che attanaglia i residenti, specialmente dopo il tramonto.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280888
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